
Il 26 novembre 2025, nel Milan Building dell’iHarbour Campus, si è svolto il panel “Are Designers and Engineers Ready for AI’s Takeover?”, che ha visto protagonisti sei docenti del Politecnico di Milano: Antonio Capone, Giorgio Colombo, Nicola Crea, Giovanni Quattrocchi, Monica Rossi e Carlo Standoli. Un confronto ricco di spunti su come l’AI stia ridefinendo il lavoro di designer e ingegneri, ma anche il modo stesso di insegnare e apprendere.
Giovanni Quattrocchi ha spiegato che strumenti come i grandi modelli linguistici possono accelerare la scrittura del codice, ma non sostituiscono la complessità dell’ingegneria del software, che richiede visione d’insieme, scelte architetturali e responsabilità progettuale.
Secondo Giorgio Colombo, anche il design engineering sta vivendo una fase di cambiamento: i modelli generativi producono rapidamente concept e varianti, ma resta essenziale la capacità umana di valutare, selezionare e trasformare queste proposte in soluzioni coerenti e realizzabili.
Dal lato delle telecomunicazioni, Antonio Capone ha mostrato come l’AI stia entrando nel progetto e nella gestione delle reti: dall’ottimizzazione delle risorse radio al controllo automatico del traffico, fino al supporto nelle decisioni di pianificazione. Più che sostituire gli ingegneri, queste tecnologie chiedono professionisti capaci di progettare architetture, impostare gli obiettivi e governare algoritmi sempre più autonomi, integrando software, reti e servizi digitali.
Nel campo della creatività e dell’innovazione, Monica Rossi ha ricordato che l’AI amplia lo spazio immaginativo, ma richiede una maggiore attenzione a significato, etica e qualità, per evitare un uso superficiale e “opportunistico” delle tecnologie.
L’intervento di Nicola Crea ha sottolineato che l’innovazione tecnologica corre più veloce dei metodi tradizionali di industrial design. L’AI apre nuovi spazi di ideazione senza sostituire la creatività umana e spinge verso un approccio sistematico e interdisciplinare. Per questo i futuri designer dovranno possedere competenze nuove – dall’AI literacy al pensiero critico – e contribuire a un dibattito collettivo sul futuro della progettazione.
Carlo Standoli ha rimarcato come, nei settori più human-centered, l’AI possa supportare l’ideazione, gestire vincoli e generare rapidamente alternative, ma non replicare la sensibilità culturale, estetica e relazionale del designer. La sfida sarà dunque integrare intelligenza umana e artificiale senza ridurre gli standard qualitativi e senza perdere il controllo sul processo creativo.
L’intero panel ha concordato su un punto: l’AI non eliminerà il ruolo dell’ingegnere o del designer, ma lo trasformerà. Serviranno nuove competenze: data e AI literacy, capacità critica, interdisciplinarità e maggiore consapevolezza dei processi. L’AI, infatti, non sostituisce l’intenzionalità progettuale, ma amplia il ventaglio delle possibilità da governare.
L’intelligenza artificiale è destinata a diventare parte integrante del lavoro creativo e tecnico. La sfida sarà trovare un nuovo equilibrio tra immaginazione umana e capacità generativa delle macchine, mantenendo uno sguardo critico e un approccio progettuale responsabile. Solo così designer e ingegneri potranno realmente guidare — e non subire — il “takeover” dell’AI.





